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sabato 18 dicembre 2010

LA DIFESA E' UN'OPINIONE PERSONALE

Lo spettacolo indecoroso regalato dal Ministro della Difesa a una nota trasmissione televisiva del giovedì è stato l'ennesimo scemio di un periodo che andrà cancellato al più presto dalla memoria. Non bisognerebbe dimenticare, per non commettere gli stessi bagli, ma in questo caso, è talmente palese l'errore che la dimenticanza è l'arma migliore all'indecenza. La paura delle critiche al Governo è diventata fobia, paranoia e mania di persecuzione, perciò con il solito taccuino di fandonie alla mano si combatte la verità, o meglio la realtà, a colpi d'intollerante chiusura. 
Il Ministro arriva a definire 'vigliacco' uno che potrebbe essere suo figlio. Peggio ancora, quando un deputato presente, noto magistrato, gli ricorda le manifestazioni alle quali partecipava negli anni 70, il Ministro pensa bene di passare alle offese personali tralasciando il contesto e passando agli attacchi diretti all'avversario. Il motto è: se non puoi contrastare le sue idee, molto molto spesso, allora distruggilo umanamente. Insomma, cerca di togliergli dignità. Sembrava un brutto teatrino, di quelli che vorrebbero far ridere ma non ci riescono, invece purtroppo era realtà. Il Ministro fa il gesto di andarsene, ricordando il Presidente del Consiglio nel giorno della (s)fiducia, ma il presentatore lo dissuade a tornare al suo posto. Il pubblico rumoreggia, commenta a suo modo e giudica ma si sa, ai Capi dell'Isituzione, il dissenso gli provoca solo fomento per andare avanti trascinando il destino di un paese in una squallida scommessa personale. Al Ministro della Difesa bisognerebbe chhiedere che aria tira in Afghanistan e perché la nostra ingombrante partecipazione a un conflitto  inutile è da lodare come la guerra che non si combatte a favore dei diritti civili, ma il Ministro probabilmente lascerebbe la sala della questua, taccuino gelosamente alla mano, e se gli andassimo dietro prenderemmo qualche insulto personale oppure, come è rischiato di capitare a qualche giornalista, a un'offesa corporale.

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